Farotti, Celeste

Nato in Monferrato nel 1864, Celeste Farotto (questo il suo vero nome trascritto in Farotti per un errore di registrazione anagrafica) iniziò a interessarsi di liuteria solo in età matura, dopo aver svolto l'attività di falegname. Presentando i suoi primi strumenti intorno al 1895 a musicisti della zona, ne ricevette incoraggiamento e fu spronato a trasferirsi a Milano per intraprendere la professione di liutaio. Una volta spostatosi nella capitale lombarda, Farotti tuttavia non pare ebbe regolari collaborazioni con nessuna delle importanti botteghe attive in città, in primo luogo Leandro Bisiach, e iniziò la sua attività in maniera indipendente.

Ciononostante il suo laboratorio conobbe rapidamente un grande successo, sia nella costruzione che nelle riparazioni, e fu appunto restaurando strumenti antichi che Farotti poté affinare il proprio gusto. La sua produzione fu molto cospicua e un gran numero di lavori fu realizzata a copia di violini antichi. Il grande carico di lavoro spinse Celeste a chiamare dal Piemonte suo fratello Salvatore, e dopo la guerra egli fu assistito anche da suo nipote Celestino Farotto e da Alfredo Lanini. Negli strumenti nuovi il lavoro di Celeste presenta molte assonanze con la sua terra di origine, e infatti i suoi modelli prediletti furono quelli di Giovanni Francesco Pressenda e Giuseppe Rocca. Una certa influenza della scuola milanese si può ravvisare invece nella punte lunghe, nel bordo, piuttosto arrotondato, e nel modello elegante dei fori armonici. Le teste erano abbastanza personali, con l'occhio spostato verso la parte alta della chiocciola, che ha un secondo giro largo. La vista anteriore della voluta è rettilinea e spigolosa, mentre sul lato posteriore termina in una forma ovale. Farotti usava piccoli chiodi di piazzamento di colore scuro; la sua vernice (sugli strumenti nuovi) è per lo più di colore rosso arancio.

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Celeste Farotti, violino, Milano - 1902

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Celeste Farotti, violin, Milano - c. 1920

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