Il mito riguardante Giovanni Francesco Pressenda, per cui egli avrebbe appreso l'arte a Cremona in giovane età come allievo di Lorenzo Storioni, trovò probabilmente origine in racconti del liutaio stesso, accreditati in seguito da una sua biografia edita da Benedetto Gioffredo Rinaldi. In realtà pare che Pressenda, nato nel 1777 a Lequio Berria, nei pressi di Alba, abbia esercitato la professione di liutaio solo dopo essersi trasferito a Torino con la moglie verso il 1818, oltrepassati quindi i quarant'anni di età. Qui egli iniziò a lavorare per il fabbricante francese di strumenti Lété-Pillement. Dopo alcuni anni Pressenda si mise in proprio, avvalendosi in seguito dell'assistenza di lavoranti francesi (in particolare Joseph Calot e Pierre Pacherel) e in seguito anche di Giuseppe Rocca.
Lo stile iniziale di Pressenda fu quindi fortemente influenzato dalla liuteria francese del periodo, da cui egli si distaccò però piuttosto in fretta creando strumenti del tutto personali. Il suo modello, mutuato da quelli di Mirecourt, era derivato da Stradivari, con C molto rettilinee, squadrate e con le punte aggettanti all'esterno. Il filetto è solitamente posto vicino al bordo, e arriva con le giunzioni quasi al limite esterno delle punte. Negli anni egli sviluppò queste caratteristiche creando una sintesi molto originale: rispetto a Stradivari i fori armonici sono fortemente allungati e con palette più acute, quasi in una sintesi con Guarneri del Gesù. La testa è forse la parte che rivela più l'intervento di altri lavoranti, ma nello stile più tipico ha una voluta ampia, un occhio ben dimensionato e uno scavo a scodella. La vernice di Pressenda è un alto elemento assai caratteristico: di consistenza grassa e un profondo colore rosso, essa tendeva a penetrare leggermente nel legno e ad assumere nel tempo una consunzione affascinante.