Nato a Crema nel 1880, Azzo Rovescalli venne avviato allo studio del violino in giovane età dal padre, che era procuratore di tribunale e che lo appoggiò anche nel reperimento di un lavoro di ufficio a Milano. Qui Rovescalli fece la conoscenza di Leandro Bisiach e apprese i primi rudimenti di liuteria da Riccardo e Romeo Antoniazzi. La passione per l'arte lo spinse ad abbandonare il precedente impiego per dedicarsi solo al violino, suonando il quale ebbe una discreta carriera, e alla sua costruzione. Dopo Milano soggiornò a Lodi e in seguito fece ritorno a Crema, avendo una vicenda biografica travagliata; dei suoi cinque figli, due (Tullio e Manlio) si dedicarono alla liuteria.
Rovescalli lavorò nello stile degli Antoniazzi, costruendo, grazie anche all'aiuto dei figli, un gran numero di strumenti; il modello è tondeggiante e ispirato agli Amati; le punte piccole si allargano verso l'esterno; la sguscia stretta, profonda e con un bordo arrotondato. Molto scavata e con smusso ammorbidito è anche la testa; usava chiodini in ebano e a volte le sue iniziali sul bottone del fondo.