Nato nei pressi di Ferrara nel 1900, Gaetano Pareschi si avvicinò alla liuteria per diletto costruendo alcuni strumenti a pizzico già dall'età di 14 anni. Sebbene fu attivo anche come violinista, a partire dagli anni '20 il suo interesse per la costruzione si approfondì anche grazie ai consigli ricevuti da Ettore Soffritti. Rimase poi tutta la vita amico anche di altri liutai ferraresi come Anselmo Gotti e Ernesto Pevere e si ritirò dalla professione nel 1974.
Pareschi costruiva usando la mezza forma esterna, tipica della sua zona, e prediligeva il modello Stradivari, anche se saltuariamente traeva ispirazione dai suoi conterranei Marconcini, Soffritti e Raffaele Fiorini. La sguscia dei piani è stretta e il bordo, molto arrotondato, termina quasi sul filetto, che a sua volta si protende fortemente sulle punte. I fori armonici sono posizionati in verticale e hanno palette piuttosto grandi; ampie sono anche le volute dei ricci, con scavo profondo e occhio stondato.